TG3, ottobre 2006
Come dimostra il dibattito scoppiato in rete e sulle pagine del nostro blog nei giorni scorsi, l'atteggiamento della stampa generalista italiana verso Second Life sembra disilluso se non apertamente denigratorio.
Due anni fa, nell'ottobre 2006, a tre anni dalla nascita di Second Life, le cose erano molto diverse. E' quello che traspare da questo servizio del Tg3 in cui viene intervistato uno dei massimi esperti italiani di SL, il giornalista Mario Gerosa (autore di "Second Life" e "Rinascimento Virtuale", Meltemi editore). La curiosità e le aspettative sulle potenzialità del mezzo erano ancora molto accese.
E se è vero che per comprendere davvero un mondo tanto complesso e innovativo non sono sufficienti incursioni saltuarie, veloci e impreparate, resta ancora da appurare il motivo del disincanto di questo viaggiatore pentito.
Wall-E è un film delizioso, una favola incantevole capace di tenere incollati alla poltrona per un’ora e mezzo. C’è qualcosa di semplice e leggero nel personaggio protagonista; qualcosa che si avvicina molto alla poesia.
La serie di post “My Ideal Business” si riferiscono ai diversi progetti elaborati dagli studenti del corso di Master in Business Design di Domus Academy, un innovativo master che ha lo scopo di creare nuovi e intensi rapporti tra il mondo del business e quello del design. Ogni anno all’interno del workshop, che dà il nome alla serie di post, agli studenti, provenienti da diversi paesi del mondo, viene chiesto di elaborare una proposta innovativa di progetto di business ideale. Uno solo obbligo per tutti: la fattibilità economico-finanziaria della proposta. Il resto tutto alla loro creatività e alla loro capacità di leggere il mercato, i nuovi trend, i comportamenti di consumo...
A voi, descritti direttamente dagli studenti, alcuni dei progetti di quest’anno, in grado di combinare in maniera interessante estro, inventiva con caratteristiche organizzative, spirito di imprenditori e aspetti strettamente di business.
Food not only sustains life but lends itself to the field of design, as it is a cultural item that represents its respective country. “Bibim bab” is a proposal for a Korean restaurant which fully exploits all the sensorial joys of food including sight, smell, and sound.
Un'inchiesta di Matteo Acmè.
Come si fa a raccontare una realtà molteplice e prismatica come quella in cui stiamo vivendo? Come si possono sintetizzare in poche pagine culture, esperienze, vite vissute ai quattro angoli di un mondo sempre in evoluzione e in movimento? Reporter e giornalisti di viaggio vedono aprirsi nuove frontiere e scomparire vecchi punti fermi. Ecco quindi la necessità di un viaggio lungo quattro interviste per provare a capire dove stia andando il reportage.
Il primo intervistato è Marco Moretti. Torinese di cinquantaquattro anni scrive dei suoi viaggi da quando ha finito il liceo scientifico. È un giornalista freelance e collabora con numerosi quotidiani e riviste fra cui La Stampa, Corriere della Sera Magazine, Bell’Europa, Elle, Donna Moderna e Men’s Health. Scrive anche pezzi originali per il sito web de La Stampa e, nonostante che abbia iniziato come semplice giornalista, lavora anche come fotoreporter e vende le sue fotografie, per una questione di “sopravvivenza”, afferma, dal momento che il mercato paga molto meglio le foto che lo scritto. Negli ultimi mesi ha viaggiato nell’isola di Socotra, in Svezia, in India, in Sudan ed Eritrea.
- Sono posti molto diversi uno dall’altro…
Sì, uno dei vantaggi di questo lavoro è che non esiste la routine.
- Quali sono gli ingredienti di un reportage di successo?
“Oggi sta cambiando talmente tanto il mondo dell’informazione che non mi sento di dare una ricetta.
Il mio lavoro si basa soprattutto su una grande documentazione: letture filologiche, siti web per reperire i dati aggiornati dello Stato che sto per visitare, mi informo ad esempio sui dati macroeconomici, i problemi legali, i traffici e i commerci, i dati demografici, le religioni e composizione etnica. L’obbiettivo è arrivare nel paese del mio viaggio attrezzato culturalmente. È molto importante come si conduce il viaggio, la capacità di osservazione, gli incontri che si hanno, le interviste realizzate. Bisogna soffermarsi anche sugli aspetti più quotidiani come la gastronomia o la spesa nei supermercati. Il mio reportage nasce dal succo di questi due elementi, preparazione e attenzione durante il viaggio.”
Riprendendo la riflessione di Paolo Costa sulla capacità dei mondi virtuali di essere il volano di una nuova Comunicazione d’Impresa, vi propongo questo articolo – corredato da un video (in inglese) diffuso dalla stessa IBM – apparso ieri su VirtualWorldsNews.com. Una testimonianza di come una grande azienda stia sperimentando intensivamente lo strumento dei mondi virtuali sul versante, in questo caso, della Comunicazione interna.
Stranamente di simili innovazioni sulla stampa generalista italiana si parla molto poco.
Continua a leggere "Sametime 3-D. Il nuovo mondo virtuale aziendale di IBM" »
Si sente ripetere sempre più spesso che fare innovazione è l’unica possibilità di sopravvivenza per le imprese italiane (vedi post precedente di Emanuele Pizzurno), in un contesto di competizione globale che rischia di stritolare le aziende, soprattutto quelle medio-piccole, in una continua riduzione dei costi e dei prezzi. Per un’azienda diventa allora importante analizzare la propria capacità innovativa, ossia la capacità di portare sul mercato prodotti e/o processi nuovi (o migliorati rispetto a quelli esistenti) in maniera efficiente ed efficace. Diventa importante essere in grado di attribuire un valore alla propria capacità innovativa, di metterla in relazione a quella dei concorrenti, di valutarne i miglioramenti e/o i peggioramenti nel tempo. Per fare tutto questo è sicuramente indispensabile definire dei sistemi di misura della capacità delle imprese di fare innovazione. Ma è ipotizzabile tutto ciò? Certamente non è semplice: già definire la capacità innovativa è arduo, misurarla poi è certamente ancor più sfidante. Nonostante ciò, qualcosa sicuramente si può fare, seguendo alcune indicazioni tratte dalla letteratura e dall’esperienza empirica che le imprese iniziano ad accumulare sul tema.
Continua a leggere "QUANTO SONO INNOVATIVE LE IMPRESE ITALIANE?" »
di Paolo Costa
Parafrasando quel tale, verrebbe da dire: “uno spettro si aggira per Internet, è lo spettro di Second Life”. Spettro, nel senso che il fenomeno suscita reazioni contrastanti e ambigue, soprattutto per la scarsa comprensione che molti commentatori dimostrano rispetto al nuovo medium: c’è chi lo esalta, magari con una retorica fin troppo facile, e chi ne decreta la morte. E, a quanto pare, in questo periodo prevalgono i disfattisti.
Continua a leggere "Le Aziende In-Visibili - La newsletter - n.25, 3 settembre 2008" »
di Didimo Laico
Icasticità! Ecco la parola!
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Da un paio di giorni mi tormentava il dubbio su quale fosse il sostantivo da cui deriva l’aggettivo “icastico”. Ma invero questo sembra un caso in cui è il sostantivo che deriva dall’aggettivo.
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Ad ogni modo Elio Vittorini in un famoso romanzo inventò due personaggi icastici: Coi baffi e Senza baffi.
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Essendo troppo letterato per inventare qualcosa, posso solo fare citazioni o parodie. Perciò ho immaginato un dialogo tra Con la cravatta e Senza cravatta. Con la cravatta sono io.
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Senza cravatta: “Perché porti la cravatta?”
Con la cravatta: “Intanto mi dia del lei:”
Senza cravatta: “Intanto? Per ora si prenda del cretino. Il resto glielo dirò quando mi informerò su cosa significa “intanto”!
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No, questa battuta appartiene a un’altra storia. E la frase era: “Individuo a me? Intanto si prenda del “cretino”. Il resto glielo dirò quando avrò saputo cosa vuol dire “individuo”.
È inverosimile, ma è una storia vera. Devo aver confuso le citazioni. Dunque torniamo alla cravatta.
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Senza cravatta: “Va bene. Perché lei porta la cravatta? Va bene così?
Con la cravatta: “Si, meglio. Le risponderò: porto la cravatta per le stesse ragioni per cui lei non la porta! Perché sono stato educato così!”
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...a Le Aziende InVisibili , 29 (Il fondamento letterario, parte quinta)
C’è infine un terzo, importantissimo, componente da considerare: l’apparato grafico realizzato attraverso immagini tratte dall’opera di Luigi Serafini, a partire dal celeberrimo Codex Seraphinianum, opera definita in una recensione dello stesso Italo Calvino “l’Enciclopedia di un visionario”.
Euristica ed ermeneutica della figura II, di Piero Trupia
La cultura intimidisce la gente comune che, invece di domandare, si fa vincere dal timore reverenziale. È l’obiettivo degli intimidatori, raggiunto con l’istituzionalizzazione della proposta, va da sé con la complicità della critica. Esposizione in un’importante mostra, accoglimento in un museo, copertura dei media e il gioco è fatto.
L’orinatoio di Duchamp – Fontana, il titolo dell’artista, 1917 – si trova al Centro Pompidou, alla Tate Gallery, al museo di Philadelfia. Sono repliche perfette di un originale andato perduto.
Al suo apparire, il solito (provocato) vespaio di benpensanti scandalizzati e modernisti favorevoli. I critici dicono ancora oggi che la decontestualizzazione rende l’oggetto artistico. L’immondizia sulle strade invece che nelle discariche: che peccato averla tolta! Non è solo una battuta. L’immondizia è realmente arte nelle ultime pagine di Morte a Venezia. Non decontestualizzata, ma ricontestualizzata in una storia, quindi semantema in un progetto semantico. Idem per la maretta montaliana in quel verso degli Ossi “Tra gli scogli parlotta la maretta”.
Continua a leggere "Tutela del consumatore: l’orinatoio di Duchamp è un cesso" »

Mi rendo conto di uscire un pò dal mio usuale ambito di scrittura, ma, visto il recente rientro dalle ormai tristemente passate vacanze, mi permetto di riportare su queste pagine una recensione di "prima mano", anche se forse un pò rudimentale.
Spero che mi si perdonerà la scarsa competenza; d'altra parte non credo che il film in questione passerà in molte sale, quindi poco è il danno. Mi è sembrato bello proporre qui questo film perchè, a mio parere, bene si inserisce nel discorso della narrazione, della mutazione, della realtà che si trasfigura nel molteplice. Basta preamboli.
SHIRIN, di Abbas Kiarostami